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- questo blog è molto noir ...bello. Davvero. [Novocaina]
- no, quello di Zanna è troppo serio come blog [IceMan]
- cioè, mi piacciono praticamente tutti, i suoi post [chinaski77]
- è un genio [monade9]
- non ho parole per questo blog [Mauro]
- è l’amico pirla [Spad]
- ragazzine seminude, alcool, vestaglia granata... sembra casa mia! [Bubu]
- qui e lì ha delle idee. troppo poser [ruella]
- Come scrive un figo? Un figo scrive così [e-doardo]
- Zanna non ha veramente un cazzo da fare [Punti]


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1 pirla e 1 digitale





































che senso ha?
il giocare a tennis, tipo.
è un anno che mi sono rimesso lì a colpire palline e correggere il gomito e i piedi e il polso e la testa del piatto e tanto non cambia un cazzo. per ricostruire ho dovuto distruggere. tutti i colpi. 'ché quello non era tennis, m'è stato detto, perentorio. e ricostruite le poche basi ci son voluti di lì 6 mesi per tornare pari. e adesso? adesso che negli altri 6 non sono cresciuto di un solo briciolo? adesso che sono a quel solito punto che qualsiasi avversario che io consideri tale è in grado di stracciarmi. e non gli servono nemmeno due ore.
adesso a cosa serve? prendermi in giro gonfiandomi l'autostima perché distruggo uno peggio o accampare il campo le corde e le palline perché uno meglio mi sfascia.
non sono capace. non so accettare il pensiero che le cose non cambieranno. mi toglie il senso.
come sul lavoro, tipo.
anni che faccio più del richiesto, che sopporto più del richiesto, che mi propongo per risolvere, per mediare, anni da volontario Malaussene. e anche lì, fermo. la progressione che non parte. lo scatto del crocifisso. che già solo tentare un sussulto è carne che si strappa. immobile. a disposizione di chi non pretende.
dov'è il senso?
e poi, quello più grave di tutti.
l'immenso, unico, realmente importante senso che manca.
dov'è il senso del lamentarsi? dov'è il senso del ricompiere un anno e mettersi lì a piangersi addosso.
lamentarsi è vietato.
lamentarsi non serve a un cazzo.
lamentarsi non ha davvero alcun senso.
e oggi provo a salire di karma.
oggi provo a lamentarmi solo qui. lo giuro.






















forse di più si può. di più di questo, dico.
di 48 ore con pochissimi pensieri. e con 'sto sole senza senso che nemmeno la terra promessa dell'Eros. 'sto disco che scalda i vestiti. e, via quelli, arrossa la pelle per faccia e petto e braccia e gambe.
on the air, in mezzo a cento americani, passa un gazzé che
"perché sai non capita tanto spesso che il cuore mi rimbalzi così forte adddosso ed ho l'età che tutto sembra poco importante"
mi piace. cavolo se.
e banalmente, su quella pelle si ficcano milioni di puntine di ghiaccio. eppure non c'è ombra di nuvola che offuschi quello splendente. eppure l'aria è rovente uguale.
forse bastano davvero pochi gradi e pochi odori a destabilizzare le tirodidi... macome si fa? come possono stare tutte insieme in una persona euforia e malinconia, slancio vitale e rassegnazione diffusa. cadenzate a passo di metronomo. dalla musica o dalle scarpe da ginnastica. quattro quarti dell'umore. caos solfeggiato da un bipolare.
e pensando a quell'altro, al suo fango e al suo "perché l'unico pericolo che senti veramente è quello di non riuscire più a sentire niente", pensi che è così. e che oggi invece senti proprio tutto. e che, checcazzo, te non sei un dannato disincantato? non sei quello che si atteggia a monolite di stolida praticità?
così non si va' da nessuna. e ti rode. allora prendi sù e infili quelle da running che nemmeno un ultrafigo e fai viatosto come non riuscivi da quanto non sai e giù da quello vai ancora avanti e vai che non sei Bikila ma nemmeno il solito te e vai e ti ferma solo la doccia di casa.
che poi non ferma proprio niente. perché finita quella si ricomincia.
e forse di più si può.















L'uomo che ama si dibatte in un lago salato asciugato dal sole e non prega ma
danza silenziosa presenza agitata che nessuna musica nota ci spiega
perchè un suono è speranza ma quest'uomo la nega e appigliandosi invano a un amore pensato
annega








































Don't tell me not to fly, I simply got to
If someone takes a spill, it's me and not you
Who told you you're allowed to rain on my parade
























postare con l'htc tramite la rete wi-fi di questo senza niente da dire. solo per farsi figo.
no, invero barcellona sembra la dimensione del possibile.














MERIDION-
ALI GENTAGLIA


























E' bene ricordare che, a parte un'unica irrilevante eccezione, l'universo è fatto di altri.







finalmente mi è chiaro.
preferisco nettamente essere incompreso che essere didascalico.







ti ho vista leggermi la mente
era un dolore sconvolgente
perché non provi a fare un po' più piano, dai









by Annie Choi

Once, a long time ago in the days of yore, I had a friend who was studying architecture to become, presumably, an architect.
This friend introduced me to other friends, who were also studying architecture. Then these friends had other friends who were architects - real architects doing real architecture like designing luxury condos that look a lot like glass dildos. And these real architects knew other real architects and now the only people I know are architects. And they all design glass dildos that I will never work or live in and serve only to obstruct my view of New Jersey.

Do not get me wrong, architects. I like you as a person. I think you are nice, smell good most of the time, and I like your glasses. You have crazy hair, and if you are lucky, most of it is on your head. But I do not care about architecture. It is true. This is what I do care about:

* burritos
* hedgehogs
* coffee

As you can see, architecture is not on the list. I believe that architecture falls somewhere between toenail fungus and invasive colonoscopy in the list of things that interest me.

Perhaps if you didn’t talk about it so much, I would be more interested. When you point to a glass cylinder and say proudly, hey my office designed that, I giggle and say it looks like a bong. You turn your head in disgust and shame. You think, obviously she does not understand. What does she know? She is just a writer. She is no architect. She respects vowels, not glass cocks. And then you say now I am designing a lifestyle center, and I ask what is that, and you say it is a place that offers goods and services and retail opportunities and I say you mean like a mall and you say no. It is a lifestyle center. I say it sounds like a mall. I am from the Valley, bitch. I know malls.

Architects, I will not lie, you confuse me. You work sixty, eighty hours a week and yet you are always poor. Why aren’t you buying me a drink? Where is your bounty of riches? Maybe you spent it on merlot. Maybe you spent it on hookers and blow. I cannot be sure. It is a mystery. I will leave that to the scientists to figure out.

Architects love to discuss how much sleep they have gotten. One will say how he was at the studio until five in the morning, only to return again two hours later. Then another will say, oh that is nothing. I haven’t slept in a week. And then another will say, guess what, I have never slept ever. My dear architects, the measure of how hard you’ve worked and how much you’ve accomplished is not related to the number of hours you have not slept. Have you heard of Rem Koolhaas? He is a famous architect. I know this because you tell me he is a famous architect. I hear that Rem Koolhaas is always sleeping. He is, I presume, sleeping right now. And I hear he gets shit done. And I also hear that in a stunning move, he is making a building that looks not like a glass cock, but like a concrete vagina. When you sleep more, you get vagina. You can all take a lesson from Rem Koolhaas.

Life is hard for me, please understand. Architects are an important part of my existence. They call me at eleven at night and say they just got off work, am I hungry? Listen, it is practically midnight. I ate hours ago. So long ago that, in fact, I am hungry again. So yes, I will go. Then I will go and there will be other architects talking about AutoCAD shortcuts and something about electric panels and can you believe that is all I did today, what a drag. I look around the table at the poor, tired, and hungry, and think to myself, I have but only one bullet left in the gun. Who will I choose?

I have a friend who is a doctor. He gives me drugs. I enjoy them. I have a friend who is a lawyer. He helped me sue my landlord. My architect friends have given me nothing. No drugs, no medical advice, and they don’t know how to spell subpoena. One architect friend figured out that my apartment was one hundred and eighty seven square feet. That was nice. Thanks for that.

I suppose one could ask what someone like me brings to architects like yourselves. I bring cheer. I yell at architects when they start talking about architecture. I force them to discuss far more interesting topics, like turkey eggs. Why do we eat chicken eggs, but not turkey eggs? They are bigger. And people really like turkey. See? I am not afraid to ask the tough questions.

So, dear architects, I will stick around, for only a little while. I hope that one day some of you will become doctors and lawyers or will figure out my taxes. And we will laugh at the days when you spent the entire evening talking about some European you’ve never met who designed a building you will never see because you are too busy working on something that will never get built. But even if that day doesn’t arrive, give me a call anyway, I am free.

Yours truly,
Annie Choi













Adesso nei telegiornali è di turno il politico (di qualunque partito) che riflette sull’antipolitica, mette in guardia dall’antipolitica, invita a non sottovalutare l’antipolitica, diffida dell’antipolitica… La parola antipolitica ne risulta come svuotata, un materasso sventrato, un suono inerte. Trucioli, come tutto il resto. Un dietrologo maligno potrebbe dedurne che il diabolico Palazzo ha già trovato l’antidoto: basta dire "antipolitica" diecimila volte, o mettere la parola "Grillo" in un titolo un milione di volte, e il gioco è fatto. Tutto finisce nello sterminato vortice della macchina mediatica, si mescola con gli altri detriti, diventa indistinto e neutro, come la parola "casta" che fino a qualche mese fa era usata solo dagli studiosi di induismo e adesso (a causa del titolo di un buon libro) è ripetuta a pappagallo da ogni elzevirista o gazzettiere di provincia o conduttore di tigì (la casta! la casta! la casta!).
Poiché toni e volumi sono fissi, ventiquattr’ore su ventiquattro, al livello massimo, si fatica molto a capire la differenza tra i fondamenti e i dettagli. Gonfiata e lampeggiante (breaking news!) ogni notizia ci fa l’effetto del nazismo in arrivo, o del ritorno del Messia, o dello sbarco dei marziani, ma solo per due o tre giorni, poi diventa un rombo indistinto di sottofondo. Antipolitica ha già stufato. Sotto con la prossima parola da massacrare.







m'è scappato: "ho lasciato spirare senza ulteriore accanimento terapeutico la mia amata Tempra"
posso qui aggiungere che ora giace esanime nel prato a mirar le stelle
più di questi n-sensi non c'ho tempo di scrivere
ma tanto mi conoscete, no?
tipo con l'incipit di un film porno.
sapete immaginarvi il resto da soli.












e a questa mi ero scatafasciato dalle ghigna:

"nemmeno grandinasse gnugna sul mio balcone farei un sorrisino" - Bubu









quattro anni fa si partiva di qui
era il 10 agosto e le cose riportate con date antecedenti avevano pazientato, fin lì, su una moleskina.
incuriosisce, un po' me ma forse voi per nulla, che l'80% dello scritto mi vesta ancora come guanto.
né mi offende che la pelle e le cuciture stringano parecchio quello che dentro c'è cresciuto.
brindo pertanto. pur nella latitanza, "Alla mia!"

e in efetti:

Tengo al minimo il battito, controllo che il respiro non ceda.
Tengo al minimo il battito, controllo che il respiro mi segua.






























carceri italiane: difficili percorsi di riabilitazione di un pregiudicato




sanità italiana: triste condizione di un demente privo di accompagnamento














gaurda che roba oggi.... c'è il cielo basso
upfm. avranno controsoffittato